Isolamento da coronavirus, violenza domestica e violenza assistita: cosa c’è da sapere

Bambina di spalle tiene in mano un disegno che rappresenta una scena di violenza domestica e assistita

L’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica in questo periodo di emergenza coronavirus, possono comportare per le donne e i loro figli e figlie il rischio di una maggior esposizione alla violenza domestica e assistita. I momenti in cui si registra un aumento degli episodi di violenza sono infatti proprio le vacanze estive e le festività, i periodi, cioè, in cui la convivenza si fa più stretta. 

La quarantena aumenta il rischio di violenza domestica e assistita


Le restrizioni in corso, implicando una prolungata condivisione degli spazi con il maltrattante, rischiano di determinare non solo un aumento del numero stesso di episodi di violenza, ma anche un loro aggravamento, come già riportato da alcune ONG cinesi specializzate sul tema

Bambini e bambine, quindi, saranno più frequentemente testimoni diretti della violenza sulla propria madre, del rumore delle percosse e degli oggetti rotti, delle grida, delle minacce e degli insulti. Saranno ancora più esposti a tristezza, angoscia, paura, disperazione (proprie e della loro mamma), potranno provare senso d’impotenza per l’incapacità nel fermare la violenza e senso di colpa per non essere stati in grado di contrastarla, con conseguenti danni sul piano emotivo, cognitivo, comportamentale. (Per approfondire il tema della violenza assistita leggi il nostro dossier "Abbattiamo il muro del silenzio").

Vivere in un contesto di violenza domestica mina profondamente il bisogno di sicurezza di bambini e bambine, alterando il loro benessere e compromettendo il loro sviluppo sotto diversi punti di vista. 

Se l’isolamento domestico scoraggia La denuncia della violenza 


Le condizioni di isolamento imposte aumentano le possibilità di controllo e di limitazione della libertà della donna esercitate dal maltrattante. L’isolamento, infatti, è una delle forme principali attraverso cui si manifesta la violenza domestica e spesso, per le donne che la subiscono, l’unico momento disponibile per contattare i servizi a cui chiedere aiuto è quello in cui sono fuori casa (o è fuori casa il partner).

La condizione di forte riduzione dei contatti esterni e la condivisione prolungata degli spazi abitativi con il partner violento, può, quindi, costituire un serio ostacolo all’emersione di situazioni di violenza domestica e assistita, un impedimento alla richiesta di aiuto dovuta alla difficoltà di contattare i servizi e un rallentamento generale dei percorsi di uscita dalla violenza

Già qualche giorno fa la magistrata della procura di Milano, Maria Letizia Mannela, ha affermato che dall’inizio dell’emergenza coronavirus è stata rilevata una diminuzione delle denunce per maltrattamenti: “ci basiamo solamente sull’esperienza perché è ancora presto per avere dati certi, ma possiamo dire che la convivenza forzata con i compagni, mariti e con i figli, in questo periodo, scoraggiano le donne dal telefonare o recarsi dalle forze dell’ordine”.

Coronavirus e quarantena: resta attiva la rete antiviolenza


È fondamentale, quindi, rassicurare le donne del fatto che la rete antiviolenza è presente, attiva e in grado di supportarle, e che anche in questo periodo potranno continuare a ricevere consulenza, sostegno e protezione. I Centri Antiviolenza nazionali hanno preso immediate contromisure per continuare a garantire la prosecuzione dell’attività rimanendo disponibili h24 e 7 giorni su 7 per consulenze telefoniche e accoglienza di persone in situazioni di emergenza.
È importante, inoltre, sensibilizzare la popolazione rispetto all’importanza di contattare le forze dell’ordine nel caso assistessero a situazioni di violenza. 
Ognuno di noi può aiutare una donna vittima di violenza domestica e i suoi figli e figlie vittime di violenza assistita.
 

Cosa fare in caso di violenza domestica: i contatti utili

 
Nei Centri Antiviolenza, presenti su tutto il territorio nazionale, ogni donna sarà ascoltata e creduta, riceverà informazioni utili, non verrà forzata a prendere decisioni e potrà richiedere gratuitamente assistenza legale, sostegno psicologico e ospitalità.

  • Chiamare il Numero Nazionale Antiviolenza Donna 1522 – È attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.
    Le operatrici telefoniche forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale, come ad esempio i Centri Antiviolenza.
  • Consultare il sito DIRE CONTRO LA VIOLENZA per individuare il Centro Antiviolenza più vicino.

Cosa fare in caso di pericolo immediato

Rivolgersi alle Forze dell’Ordine o al Pronto Intervento (Carabinieri – 112, Polizia di Stato – 113, Emergenza sanitaria – 118). Nel caso in cui non si riesca a farlo personalmente, si può chiedere a qualcuno di chiamarle al proprio posto. Se c'è la possibilità, in caso di pericolo è bene scappare e portare con sé i propri figli e figlie e aspettare l'arrivo delle Forze dell’Ordine.

Attraverso il programma “Non da soli” stiamo distribuendo aiuti alle famiglie in condizioni di difficoltà economica e un supporto educativo e psicologico ai bambini e ragazzi più vulnerabili.

Se puoi, aiutaci anche tu con una donazione.

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