Denatalità, in Italia è smottamento demografico

primo piano di un neonato in braccio alla madre che gli bacia la fronte

I nuovi dati Istat sul divario tra nascite e decessi, nonché il calo dei nuovi nati, confermano come nel nostro Paese sia in atto uno stravolgimento demografico, che procede a passo sempre più spedito. I dati pubblicati oggi dall’Istituto di statistica hanno infatti attestato un nuovo record della denatalità in Italia. Negli ultimi 10 anni abbiamo perso quasi 134 mila neonati e rispetto all’epoca del baby boom degli anni ’60 registriamo oltre mezzo milione di nascite in meno.

Il nostro Paese continua a invecchiare, nascono pochi bambini e hanno genitori in media più anziani rispetto al passato.

Calo demografico e crescita della povertà


I bambini sono sempre di meno ma il Paese non riesce a garantire un’adeguata rete di sostegno a tutti i nuovi nati, in particolare nei primi mille giorni di vita, e ai loro genitori. Con 1,8 milioni di famiglie in povertà nel 2018, per mitigare la tendenza negativa delle nascite, è necessario un impegno sempre maggiore da parte delle istituzioni, per costruire un sistema integrato e coerente di misure, tra cui il supporto economico per i genitori, il sostegno all’occupazione, con particolare attenzione per quella femminile, misure a sostegno della conciliazione tra lavoro e famiglia per entrambi i genitori, l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia di qualità e su tutto il territorio.

Il calo delle iscrizioni scolastiche

Uno dei campanelli di allarme di questo calo è la flessione delle iscrizioni a scuola nel primo anno delle primarie: per l’a.s. 2019/2020, ad esempio, le domande presentate sono state poco più di 473.000, con una perdita di circa 23.000 bambini rispetto all’anno precedente (-4,6%), mentre il ciclo di scuola secondaria ha registrato una flessione di altri 20.000 studenti. Questi dati possono anche essere uno stimolo per una riflessione volta al ripensamento del sistema scolastico e dell’offerta educativa, garantendo a tutti i bambini l’inserimento già dall’asilo nido e una scuola a tempo pieno.

Per approfondire leggi il comunicato stampa.

Chi ha letto questo articolo ha visitato anche